Presso lo studio viene eseguita la terapia con onde d’urto focalizzate mediante apparecchio di litotrissia per il trattamento di patologie ortopediche.

FAQ:


Cos’è la terapie con onde d’urto focalizzate?

La terapia con onde d’urto focalizzate è un trattamento fisico che attraverso l’uso di onde d’urto ha come obiettivo quello di stimolare una reazione antalgica, antinfiammatoria e proliferativa nel tessuto che viene trattato.


Cosa sono le onde d’urto?

L’onda d’urto di per sé è un’onda acustica, che tuttavia ha delle caratteristiche abbastanza peculiari. A differenza delle consuete onde acustiche, che presentano una forma dell’onda abbastanza regolare alternando fasi di incremento e decremento pressorio di uguale valore e intensità nel corso del tempo, l’onda d’urto è in grado di passare in un tempo di salita rapidissimo (circa 10 miliardesimi di secondo) da valori di pressione atmosferica (1,01-1,02 Bar) fino a valori estremamente elevati (100-1000 Bar), con brevissimi tempi di salita e discesa dello spike (2-5 milionesimi di secondo), una fase negativa di durata maggiore e tempi complessivi di durata del ciclo d’onda inferiori a 10 millesimi di secondo.

Mettendo a confronto un un grafico l’andamento della pressione in funzione del tempo di onde sonore e ultrasuoni è possibile notare immediatamente la differenza tra le due tipologie. Per informazioni più tecniche e dettagliate sulla natura, generazione e tipologie di onde d’urto è possibile consultare questa pagina.

Nel caso delle onde focalizzate il fronte d’onda delle onde d’urto viene convogliato attraverso diversi sistemi un una regione spaziale molto ristretta, chiamata fuoco, nella quale si verificano gli effetti terapeutici.


Quali sono gli effetti del trattamento?

Il primo fenomeno che si può rilevare è prettamente un effetto anestetico, ed è dovuto al passaggio del fronte d’onda che è in grado di alterare le proprietà di membrana delle fibre e dei recettori deputati alla generazione ed alla trasmissione dell’impulso doloroso, rendendoli di fatto meno funzionanti. Tale effetto è molto rapido: insorge già entro i primi minuti di trattamento, ma essendo un effetto reversibile si esaurisce nel corso del tempo, esaurendosi entro un tempo variabile da qualche ora a qualche giorno. Al suo esaurimento è possibile rilevare un incremento della sintomatologia dolorosa nella sede di applicazione: tale evento è normale e previsto, e nel caso si verificasse non deve generare preoccupazione.

Il secondo fenomeno al quale si può assistere nel corso del trattamento con onde d’urto focalizzate è un effetto antinfiammatorio: lo stimolo meccanico delle onde d’urto viene convertito, attraverso un effetto denominato meccanotrasduzione, in uno stimolo biologico in grado di determinare la produzione locale di fattori antinfiammatori che agiscono localmente. Questo fenomeno può richiedere qualche settimana prima di potersi verificare.

Il terzo fenomeno indotto dalle onde d’urto è un effetto rigenerativo: lo stimolo meccanico delle onde d’urto viene convertito in uno stimolo biologico che genera produzione di fattori proliferativi tissutali che inducono una reazione riparativa nel tessuto trattato. La onde d’urto, in sostanza, stimolano i processi autoriparativi.

E’ bene tuttavia tener presente che questo effetto richiede diverse sedute e diverse settimane per potersi manifestare e completare, necessitando a volte fino a 2 mesi per il suo compimento; è importante che il paziente sia informato di queste tempistiche prima di iniziare il trattamento, in modo da intraprendere un percorso terapeutico consapevole.


Sono dolorose?

La stimolazione indotta dalle onde d’urto viene generalmente percepita come una serie di “scossette”, o “punturine” nella zona di somministrazione, anche se raramente è possibile percepire una sensazione di dolore locale che si manifesta nel corso dell’erogazione della terapia.

Nel caso di trattamento sull’osso, dovendo utilizzare energie più elevate, la sensazione dovuta dalla stimolazione sarà necessariamente più intensa.

In ogni caso, qualora la terapia sia eseguita da personale adeguatamente formato e con protocolli ben codificati, la sensazione algica è ben tollerata, ed è possibile eseguire il trattamento senza necessità di particolari cautele.


Sono pericolose?

Se eseguite da personale esperto e adeguatamente formato, le onde d’urto non sono pericolose. E’ necessario prestare attenzione al trattamento in regioni vicine a tessuti nobili, nervosi , vascolari, e in genere a tessuti suscettibili di danno: questa attenzione viene comunque posta nel corso di ogni trattamento, riducendo di fatto al minimo il rischio di lesioni.

Come effetto collaterale è possibile rilevare una zona di eritema nella regione di trattamento, della durata massima di qualche ora; qualora venissero utilizzati livelli energetici particolarmente intensi in regioni superficiali è possibile rilevare sulla cute delle piccole ecchimosi, non dolorose, che potrebbero durare qualche giorno.


Hanno controindicazioni?

Le onde d’urto focalizzate hanno delle controindicazioni, che sono tuttavia molto limitate e ben conosciute. Esse sono:

  • tumore maligno nell’area da trattare (non come patologia di base);
  • presenza di feto nell’area di trattamento;
  • presenza di tessuto polmonare nell’area da trattare;
  • cartilagini di accrescimento nell’area da trattare;
  • encefalo o colonna vertebrale nell’area da trattare;
  • grave patologia della coagulazione (o assunzione di anticoagulanti).

Esistono poi alcuni fattori che possono in parte inficiare il trattamento con onde d’urto, ad esempio la compresenza di patologie che determinano un’alterazione del sistema immunitario (es. patologie reumatiche) o l’assunzione sistemica prolungata di antinfiammatori o cortisone. In tali situazioni il trattamento non è controindicato, ma può risultare meno efficace rispetto a quanto auspicato.

Un discorso a parte merita il recente trattamento infiltrativo eseguito nella zona da trattare con le onde d’urto: il cortisone è un potente agente antinfiammatorio, ma la sua azione inibisce anche i percorsi metabolici che stanno alla base degli effetti terapeutici delle onde d’urto. In questo caso è opportuno attendere almeno 25 giorni dalla data dell’ultima infiltrazione prima di poter iniziare la terapia con onde d’urto.


Per quali patologie sono indicate?

Le onde d’urto possono essere utilizzate per trattare numerose patologie, sia in ambito ortopedico sia in altro ambito. E’ tuttavia fondamentale che sia posta un’accurata diagnosi in quanto risultano poco efficaci in caso di patologie che sono risultate non responsive.

La ISMST (International Society for Medical Shockwave Treatment) ha emesso un documento che riassume lo stato dell’arte e le indicazioni al trattamento con onde d’urto, sottoposto poi a revisioni successive nel corso degli anni. Tale documento è stato poi recepito dalla S.I.T.O.D. (Società Italiana Terapia con Onde d’Urto), che lo ha reso elemento cardine delle linee guida.

In questo documento vengono distinte quattro gruppi di indicazioni al trattamento, a seconda della validità, del numero e dell’affidabilità degli studi e ricerche che ne provano l’efficacia.

Tra le patologie trattabili con onde d’urto in ambito ortopedico vi sono:

  • Tendinopatia calcifica e non calcifica di spalla
  • Epicondilopatia laterale (epicondilite) e mediale (epitrocleite) del gomito”)
  • Trocanterite
  • Tendinopatia rotulea, Achillea, dei peronieri
  • Fasciopatia plantare
  • Pubalgia
  • Entesopatia della zampa d’oca
  • Ritardi di consolidazione, pseudoartrosi, fratture da stress
  • Necrosi ossea asettica e osteocondrite dissecante senza degenerazione articolare
  • Edema osseo subcondrale, algodistrofia
  • Malattia di Osgood-Schlatter

Servono per rompere calcificazioni, speroni, o osteofiti?

Le onde d’urto, in ambito ortopedico, utilizzano livelli energetici con finalità rigenerative e non distruttive.

E’ tuttavia opinione comune errata, derivata dall’uso in ambito urologico, che le onde d’urto vengano utilizzate per “rompere”, “sciogliere”, “disgregare” le calcificazioni o gli speroni che spesso si osservano nella regione dolente, e a cui viene attribuita l’origine del problema. In realtà le calcificazioni osservabili, ad esempio nella spalla, sono soltanto una manifestazione di una forma infiammatoria, e non sono esse la causa del dolore. Allo stesso modo, ad esempio, lo “sperone” che frequentemente si osserva a livello plantare nella fasciopatia plantare è un riscontro abbastanza frequente nelle radiografie eseguite ai piedi, e non è correlato alla patologia (trattasi di ossificazione dell’inserzione calcaneale del muscolo flessore breve delle dita) essendo presente anche in piedi asintomatici.

Per cui, le onde d’urto non vengono utilizzate per “rompere” le calcificazioni.


Come posso accedere al trattamento?

Per accedere al trattamento è necessario innanzitutto che sia stata formulata una diagnosi corretta.

La diagnosi deve essere necessariamente effettuata da specialista ortopedico o fisiatra. La ragione di ciò risiede nel fatto che le onde d’urto risultano inefficaci nel trattare patologie per le quali non ne è stata comprovata l’utilità, pertanto la correttezza della diagnosi e delle indicazioni è essenziale.

Successivamente è necessario che, nel corso della visita ortopedica o fisiatrica in cui è stata emessa la diagnosi, sia stata posta indicazione al trattamento con onde d’urto. Ciò è necessario perché la stessa patologia può essere trattata con diversi approcci, dei quali le onde d’urto rappresentano solo una modalità, e la cui scelta può essere posta caso per caso dallo specialista.

Infine è necessario che la diagnosi e l’indicazione al trattamento siano state poste per iscritto.

Solo a questo punto è possibile procedere con la prenotazione della valutazione preliminare.


Devo ripetere la visita?

La terapia con onde d’urto focali richiede, al di là delle prescrizioni generiche con le quali il paziente viene indirizzato al trattamento, alcune norme di comportamento e di competenza prettamente mediche:

  • rivalutazione delle condizioni generali del paziente attraverso la raccolta dei dati anamnestici e di comorbidità al fine di una corretta valutazione clinica complessiva e dell’esclusione di eventuali problematicità o controindicazioni al trattamento;
  • sottoscrizione da parte del paziente di uno specifico Consenso Informato dopo aver ricevuto adeguata informazione;
  • valutazione delle condizioni specifiche al fine di definire il protocollo terapeutico più adeguato alle esigenze del paziente, sia in relazione alle soggettive condizioni di patologia sia in relazione alle caratteristiche dell’apparecchiatura utilizzata;
  • predisposizione di una possibilità di intervento nel caso di risposte anomale del paziente alla somministrazione terapeutica, che può provocare una risposta algica anche importante accompagnata da effetti indesiderati (es. lipotimia, cefalea, crisi epilettica etc.) con possibile necessità di intervento;
  • capacità in corso di trattamento e ad ogni nuova seduta, di verificare il tipo di risposta alla terapia, espressione di mutate condizioni tissutali, in base alle quali modificare i parametri inizialmente impostati;
  • informazione del paziente sui possibili effetti del trattamento nelle giornate successive alla somministrazione e sui possibili provvedimenti terapeutici da assumere con indicazioni sulla limitazione delle sollecitazioni dell’arto trattato o di particolari attività lavorative o sportive, con particolare riferimento ai possibili danni tendinei;
  • rilascio al paziente al termine del ciclo di onde d’urto di un certificato che riporti la diagnosi, il protocollo terapeutico seguito con il numero di sedute e le energie utilizzate, il tipo di generatore utilizzato ed il programma riabilitativo integrativo nel contesto del progetto terapeutico complessivo. Questo documento sarà di grande utilità nel percorso clinico del paziente fornendogli una base di riferimento chiara e strutturata per eventuali interventi futuri nell’ambito della continuità terapeutica che preveda anche la partecipazione di altri professionisti sanitari.

Quindi, per le ragioni sopra esposte, per accedere al trattamento è sempre necessaria una valutazione preliminare.

Qualora l’indicazione sia stata posta da altro specialista ortopedico o fisiatra il costo della valutazione preliminare è incluso all’interno del ciclo di trattamento, trattandosi per lo più di una conferma della correttezza diagnostica e dell’indicazione alla terapia: si fa infatti affidamento alla competenza dello specialista che ha posto la diagnosi relativamente alla correttezza dell’indicazione. E’ tuttavia necessario che:

  • la diagnosi sia stata posta da specialista ortopedico o fisiatra;
  • la diagnosi sia stata riportata per iscritto nel referto di visita;
  • nel referto di visita specialistica sia stata posta per iscritto l’indicazione al trattamento con onde d’urto.

Nel caso in cui la diagnosi e l’indicazione non siano state poste da specialista ortopedico o fisiatra, sarà necessario eseguire preventivamente tale visita, che tuttavia potrebbe giungere a conclusioni diagnostiche e terapeutiche diverse.

Qualora invece la visita sia già stata eseguita da specialista ortopedico o fisiatra ma non si abbia a disposizione il referto contenente la diagnosi e l’indicazione alla terapia con onde d’urto per iscritto, sarà opportuno ricontattare lo specialista che ha eseguito la visita per la necessaria integrazione documentale.


Quante sedute sono necessarie?

Il trattamento prevede generalmente 3 o 4 sedute a cadenza settimanale, conforme alla patologia ed all’apparecchiatura in uso; il numero e la cadenza delle sedute verranno comunque stabilite nel corso della valutazione preliminare.


Quanto durano le sedute?

Ciascuna seduta ha una durata di circa 20-25 minuti. Successivamente alla seduta è possibile guidare o deambulare normalmente.


Quanto costano le sedute?

Al momento attuale il costo di ciascuna seduta è 80 euro. Trattandosi di prestazione sanitaria, la tariffa è esente IVA.

Al termine del ciclo di trattamento verrà emessa la fattura per le sedute eseguite. L’emissione della fattura è un obbligo di legge, per cui non può essere omessa.

Qualora il pagamento venga eseguito con mezzi tracciabili (pagamenti elettronici, assegno, bonifico bancario) la spesa potrà essere posta in detrazione al 19% sull’IRPEF dell’anno successivo come spesa sanitaria.